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Carro Rossano 2012 Il Carnevale è una tradizione che si perde nel tempo a Bassano?
Sì, è proprio così. Sentite che cosa scriveva il cronista del Prealpe, al riguardo, nel febbraio del 1935: “A dare incremento e festività
ai carnevali bassanesi, oltre alle maschere che, a centinaia, correvano e si incrociavano sulle nostre piazze e vie, tanto da lasciare pochi in borghese negli ultimi giorni, non mancarono mai i carri e le mascherate allegoriche.

Nel finire del secolo, per non riandare nella notte dei tempi, ricordiamo gli splendidi carri del “Dio dell’oro” e di Venere” uscente dalle spume del mare e, nel 1900, quello degli africani e delle autorità che, in pompa magna, inaugurarono, a mezzo la Piazza Vittorio Emanuele (allora la piattaforma non c’era) un gesseo monumento al Carnevale del secolo XIX. Qualche anno dopo ricordiamo il carro “Dirigibile” organizzato dalla Filodrammatica “Bassano”, che aveva sulla navicella un intero corpo corale per cantare l’apposito inno “…andò lassù il gran pallone/spiegò l’ali al par d’augel/ e simil a fulminone/ solca a vol le vie del ciel…”. E quell’anno, tiro a quattro e vittorie si recarono con le autorità alla stazione ad accogliere il Carnevale e l’Allegria che poi sposarono in Piazza Vittorio Emanuele fra un tripudio di maschere ed il graveolente odore delle “frittole” che in larghe padelle friggevano ad ogni angolo della piazza. E sorse poi la “Palanca” e anche questa società carnevalesca protesse e promosse i corsi di carri mascherati che si susseguirono fino agli inizia della guerra mondiale. A pace fatta la Pro Bassano si accollò l’eredità dei passati Comitati carnevaleschi ed i corsi di carri si susseguirono ogni anno ed ebbero speciale rinomanza specie per i carri allestiti dalle Manifatture Mercante, dai filodrammatici, dagli Studenti, dal Dopolavoro”.
“Nihil novi sub sole”, direbbero i latini, per significare una tradizione che il tempo non riesce a cancellare. Cambiano le mode, è vero, cambiano i temi del ridere e dell’irridere, ma la voglia di divertirsi nel periodo della “Carnem levare”, ovvero di quello che precede la Quaresima, momento di penitenza e di astensione dalla carne, resta immutato. Oddio, è pur vero che non si assiste più a quell’orda di maschere che, come racconta il cronista del Prealpe, animavano in larga maggioranza il cuore di Bassano; non ci sono più tutti quei veglioni che costellavano le serate del momento carnascialesco; non ci sono più le donne che vanno ad impegnare i gioielli al Monte di pietà per comperarsi la stoffa per un abito da maschera, ma c’è sempre l’allegria di un tempo, che si acuisce vieppiù in questi momenti in cui il quotidiano è scandito dagli allarmi di una crisi strisciante.
E allora, bando alle tristezze, e via con il sorriso, grazie alla Pro Bassano che, come ogni anno, cerca di vivacizzare il Carnevale cittadino con una marea di scoppiettanti attrattive che trovano il loro massimo fulgore nella sfilata dei carri allegorici e nella “Bautina” dedicata ai bambini in maschera, nell’ultima giornata di festa, perché, da grandi, continuino a perpetuare questa bella tradizione che porta a Bassano schiere di visitatori e di turisti e che, almeno per un po’, non fa pensare al portafoglio che dimagrisce e al lavoro che diminuisce.
Gianni Celi

 

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