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CHIESETTE-DI-CAMPAGNASAN GIORGIO ALLE ACQUE
Nella serie delle chiesette “ch’erbose hanno le soglie” non poteva mancare quella di S. Giorgio che si può annoverare fra le più antiche di destra Brenta dato che, come è noto, questa è stata generata dalla pieve di S. Biagio dell’anno Mille.
In quel tempo, infatti, i cristiani di quel territorio per le loro pratiche religiose, si dovevano recare, addirittura, nella chiesa sacramentale di Valle S. Floriano l’unica, all’epoca, che servisse i battezzati di quella zona. Il ritrovamento di numerosi reperti “paleo veneti” attorno alla chiesetta di S. Giorgio, testimoniano l’insediamento di comunità euganee o veneto-euganee, avvenuto quasi sicuramente per il formarsi di un mercato fra le genti nel nord che scendevano il Brenta, favoriti dal rallentamento del suo corso e quelli che lo risalivano fino a raggiungere uno “spiazzo erboso” a qualche centinaio di metri a nord del ponte di legno. Alcuni studiosi, infatti, sostengono che il toponimo Angarano, derivi da un termine longobardo che significa “vicino o dentro uno spiazzo erboso”.


Sembra provato, infatti, che a nord del ponte vecchio esistesse un centro di ritrovo di popolazioni che si riunivano per scambiare le loro merci. Nel timore delle invasioni dal nord, i Longobardi avevano organizzato, nella pedemontana, un gigantesco sistema difensivo che comportava una serie di postazioni in grado di comunicare tra loro con segnali visivi. Per cui ogni colle esistente fra i quattro e i cinque chilometri di distanza era diventato un punto di avvistamento. Anche i colli di Bassano e Romano erano stati interesstai a questa lunga catena difensiva. Ai piedi di questi punti di avvistamento, dunque, non potevano che crescere delle comunità che, considerando il grande lavoro svolto dai missionari d’allora, erano sì devote al Cristianesimo, ma sceglievano come loro protettori, santi-guerrieri, ritenuti più confacenti alla loro origine di combattente. Nascevano, così le comunità dedicate ai santi Eusebio, Martino, Agata, Donato, Giorgio, Biagio e così via.
Quasi ogni generazione fa oggetto di attenti studi l’antica chiesetta di S. Giorgio che, solitamente per mancanza di fondi, tendono a diminuire fino a cadere in un limbo che dura, poi, parecchio. Molti storici , dunque si sono dedicati a raccontare le loro scoperte riguardanti la nostra pieve, per cui ci sembra corretto riportare quanto ognuno di loro ha scritto, nella speranza che, se nessuno è dimenticato, il tempietto dedicato a s. Giorgio sia, una volta per sempre, illustrato in modo esaustivo.
Il Maccà, nel 1812 elenca, tra le altre, la chiesetta di S. Giorgio avendone trovato traccia in un inventario di Angarano del 1260 nel quale si parla di un campo in Soarda ritenuta “ in terram Ecclesie sancti Georgii” e aggiunge: “Questa è la memoria più antica che io abbia trovata di questa chiesa”.
Il prof. Giuseppe Gerola, importante studioso di storia dell’arte, già direttore del nostro museo, nel suo saggio del 1909 “La pittura a Bassano prima dei Bassano”, parla di questo sacello e afferma che ” i primi saggi di pittura vera e propria del Trecento, si devono riconoscere in quelli che istoriavano le pareti del vecchio sacello di s. Giorgio, non lungi dalla città… ora completamente occultati dall’intonaco di calce”.
Bertagnoni e Borin nella loro “Storia civile ed ecclesiastica della comunità di Angarano” (1948) nella breve nota che tratta di S. Giorgio, riferiscono che un tempo, questa, fosse parrocchiale e che venne sopraelevata nel XVII secolo. Informano, ancora, che il luogo sacro contiene un altare di legno dorato che definiscono “alla sansovina” costruito nel 1654, ornato da una pessima pala raffigurante s. Giorgio e che “una fascia affrescata, ora ricoperta di calce, sui lati del tempietto, è del 1300”.
Franco Signori (1998) colloca la chiesetta in contrada del Rio (ruscello che scorreva nella valle di S. Giorgio la cui acqua aveva virtù terapeutiche) e riferisce di avere trovato traccia della sua esistenza in un documento stilato alla presenza di Ezzelino il Monaco del 1202.
Tutti ricordano che i bassanesi andavano a fare belle gite domenicali alle “Acque” incoraggiati, forse, dalle virtù terapeutiche dell’acqua, che odorava di uova marce (acque slosse) ma, particolarmente attirati da sostanziose merende innaffiate dal “bianco” dei colli.
Nel 1926 (il 25 aprile) la chiesetta viene riaperta e il novembre successivo il prof. Ghislanzoni, Sovrintendente del Veneto, dirige gli scavi nella necropoli, scoperta 50 anni prima dal conte Tiberio Roberti, durante i quali vengono dissepolte 19 urne funerarie.
Nel maggio 1955 due capriate del tetto crollano sopra il piccolo altare danneggiandolo.
Il direttore del nostro civico museo dr. Bruno Passamani aveva eseguito alcuni sopralluoghi su incarico della Sovrintendenza ai Beni Architettonici di Verona durante i quali trovava i muri e l’altare completamente spogli (1967) e la pala in condizioni disperate. Durante atti perpetrati dopo avere forzato la porta, più volte rifatta dal Comune, alcuni fregi scolpiti nel legno del piccolo altare erano stati strappati (1968), dispersi nel bosco circostante e la pala quasi distrutta. Alcuni resti lignei intagliati erano stati sottratti alla furia dei vandali ricoverandoli in altri luoghi ma erano talmente mal ridotti dall’umidità e dai tarli che sicuramente non esisteranno più.
Nel 1976 il Comitato Feste Popolari delle colline di Bassano organizza un grosso lavoro di pulitura
sia all’interno della chiesetta, sia dello spazio attorno ad essa, visto che nel frattempo il tutto era degradato ad un vergognoso deposito di rifiuti provenienti da tutto il territorio bassanese. A lavoro ultimato l’oratorio fu restituito al culto tanto che per le feste di S. Giorgio si potè riprende l’usanza della celebrazione della santa Messa.
Il Comitato di S. Giorgio alle Acque ha pubblicato un quaderno riguardante il restauro del piccolo oratorio, in attesa del completamento delle ricerche e studi che, proprio in questi giorni, stanno riprendendo e che speriamo si concludano con il definitivo recupero del manufatto.
Ruggero Remonato

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